Concorso 2015 – Le poesie premiate

Le poesie premiate del concorso
di poesia umoristica e satirica
  “Anguillara si espRIME” 2015

TuttInsieme RiDiversamente

Anguillara Sabazia, Arena dei Soldati
Sabato 6 Giugno 2015

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Il motto del concorso

Er premio più gajardo e sorprennente
è quello de fa’ ride ‘n po’ la gente,

de fa’ sorti’ ‘n soriso in su la faccia
pe’ fatte abbozza’ mejo ‘sta vitaccia,

che si ridi la vita ‘n se lo spiega…
e tu la freghi prima che te frega ! 

Valerio Volpi, “in arte” Rugantino Anguillarino

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Categoria “Poeti di lungo corso”

1^ classificata

La zanzara” di Maria Teresa Costantini

    • Le motivazioni della Giuria

Satira, dialetto, e il tema della tolleranza. Alcune terminologie tipiche del dialetto romanesco calzano perfettamente all’interno di questa lirica (‘gnede). Nella terzina finale la protagonista con le ali addirittura disprezza l’uomo, portatore di così tante patologie fisiche ( ma è chiaro il riferimento a quelle dei pregiudizi culturali e sociali ) da dover essere disprezzato anche da una zanzara. I riferimenti alla metrica Belliana del sonetto classico e puro in endecasillabi, ed alle liriche di Trilussa, poeta che per decenni ha dato la parola agli animali, sono assolutamente perfetti.

La poesia

‘Na zanzara parlava co’ n’amica:
“Io vojo controllà quer che me magno
si è bono e genuino, perché mica
vojo succhià de tutto come er ragno! “

‘Gnede quinni ronzanno su ‘n bancone
ndo’ cereno provette in bella vista,
se fece ‘na curtura in quistione
leggenno nomi strani da ‘na lista:

coli, epatiti, vibrioni, TBC,
“…e a me che je do solo la malaria,
me ricacceno spruzzanno DDT?”

disse all’amica volanno pe’ l’aria.
” È mejo che me succhio l’animali,
sinnò coll’omo pijo troppi mali!”

 

2^ classificata

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Diversamente uguali” di Chizoba Anumiri e Martina Erittu 

    • Le motivazioni della Giuria

L’autoironia con cui le due autrici affrontano il tema, spiega la scelta di questa poesia che ha riscontrato i consensi di tutta la commissione. Dapprima la persona dalla pelle bianca che “m’acceca” e che, quindi, “pari ‘na palla de ‘na discoteca”. Poi quella con la pelle scura, a cui si grida “ma andò vai de notte vestito tutto de nero”. Una modalità simpatica e satirica che trova una conclusione mirabilmente poetica: “Sono diversi? Si. Ma diversamente uguali”.

    • La poesia

“Ma te guarda questo!
Anzi, meglio se noo guardo
che co tutto sto pallore
m’acceca.
Rifletti tutta sta luce
che te scambiano
pe ‘na palla da discoteca!”

“Ma ando vai de notte,
vestito tutto de nero
che poco poco te mettevo sotto
pe quanto sei scuro!
A prossima vorta vestite de bianco,
che te se vede meglio.”

Ma alla fine cosa cambia?
Entrambi piangono, entrambi ridono,
entrambi gioiscono e entrambi si disperano.
Sono diversi? Sì.
Ma diversamente uguali.

 

3^ classificata

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Gente che va… Gente che viene…” di Maria Bonamici

    • Le motivazioni della Giuria

La vincitrice dello scorso anno ci regala un’altra perla, improntata su l’Anguillara di ieri e di oggi, contrapponendo e il mestiere del pescatore che esisteva una volta e la crescita frenetica della nostra cittadina. Sonetto in dialetto puro, che colpisce al cuore per la sua fotografia dell’attuale realtà, fantasticamente chiusa con l’affermazione finale: “sò sazi solo… de ‘n po’ de libertà!”

    • La poesia

So’ passati tant’anni e pare ieri
che a ‘sto paese c’ereno sortanto
omoni forti, semplici, sinceri,
che pescaveno al lago co’ gran vanto!

Ma co’ l’arivo de la modernità
er pescatore nun fu più de moda,
e ‘sto paese mo sembra ‘na città
co’ la gente che spigne pe’ ‘sta in coda!

‘Sto popolo è svariato e… menomale:
russi, cinesi, marocchini e indiani,
sembramo ‘na metropoli mondiale!

Ma sarta all’occhi la pura verità:
si nun je dai ‘na mano , ‘sti cristiani
so’ sazzi solo…de ‘n po’ de libbertà!

 

Menzione d’onore

Purtroppo molte poesie inviate erano fuori tema e di conseguenza non sono state prese in considerazione per la premiazione. Molto apprezzate quelle di Dario Favara dedicata alla moglie e ad Anguillara e di Claudio Sciarretti che termina con i versi “E’ quando il gioco si fa ridicolo, In fondo, che interviene il poeta” e quella di Maurizio Misitano dedicata ai fratelli Cervi uccisi dai fascisti nel 1943. Tra queste la giuria ha assegnato una Menzione d’Onore.

Dove si vede il genio” di Marco Fusi

    • Le motivazioni della Giuria

Una testimonianza della propria fanciullezza tanto grande e ben descritta da necessitare di una menzione d’onore. La lirica, pur non avendo al suo interno dialetto e satira, è molto elegante ed ha una sua musicalità decisamente spiccata. La riflessione finale è degna dell’ironia scanzonata di Woody Allen.

    • La poesia

Da piccolo mettevo chiodi
stesi sui binari del tram
aspettavo il classico suono
tu-tum tu-tam tu-tum tu-tam
che faceva il tram passando
ogni chiodo schiacciato
prendeva la forma sognata
di una lucida piccola sciabola
subito la prendevo in mano
e subito la gettavo lontano
perché le dita mi scottavo
per il calore che emanava
ho capito così da allora
che tra l’essere un genio
o l’essere un grande pirla
è solo questione di pochi
o di tanti secondi d’attesa.

 

Categoria “Poeti in erba”

1^ classificata

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L’òmini” di Autori Michele Laurenza, Davide Licastro Victor Sticchi

    • Le motivazioni della Giuria

Gli autori si cimentano cercando di scrivere un sonetto. Non c’è rima baciata, ma i concetti sono essenziali e diretti, e vengono espressi in modo decisamente chiaro. I ragazzi con grande autoironia tracciano un percorso futuro del loro prossimo diventare uomini… con il condimento della terzina finale, che già vivono. Particolarmente gradita alla giuria, perché rispecchia in pieno lo spirito umoristico e satirico del concorso, la battuta finale.

La poesia

Li sorci so’ sorci, li merli so’ merli,
l’ommini so’ ommini.
Ponno anche sbajà,
ma che ce voi fa: so’ ommini.

In fonno, è la diversità d’essi
che li renne speciali, preziosi,
nun sai quanto… in poche parole…ommini.

L’obbiettivi so’ tanti, troppi
e tutti so’ diversi,
tanto pe’ li ricchi, quanto pe’ li poveri.

Ma c’è ‘na cosa che l’accomuna tutti:
so ommini de certo.
Oddio! Ogni tanto me viè er dubbio !

 

2^ classificata ex aequo

Le abilità” di Vittoria Paolini, Elisa Fortunato, Ilaria Masi, Veronica Stocchi

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    • Le motivazioni della Giuria

Semplice, immediata, con grandi riferimenti al dialetto. La metrica è veloce, molto assonante e con una rima ripetitiva ma che non stanca. Pur non mantenendo gli endecasillabi, la poesia è imposta come un sonetto, con due quartine e due terzine. Le varie abilità, nelle loro evidenti differenze, sono viste come ricchezza: non importa “cosa sei o come sei”, ma “cosa sai e cosa fai”. Nell’ultima terzina esce la spontaneità e la veracità dialettale della poesia.

La poesia

Er cane sa gioca’
se la palla je sai tira’;
er gatto sa graffia’,
se nun je dai da magna’.

Er gallo sa canta’
come l’omo sa balla’.
Nun me frega cosa sei o come sei,
famme vede cosa sai e cosa fai.

L’omo sa abbraccia’
e cor core sa ama’:
questo pe’ noi è ‘n’abilità.

L’omo sa creà ‘n’ sacco e cose
perché co’ la fantasia sa vola’.
Artro sa fa, ma nun ce va de raccontà.

 

2^ classificata ex aequo

La diversità” di Stella Lura, Emily Candido, Samuele Fabrizi, Cristiano Boi

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    • Le motivazioni della Giuria

Lirica irregolare ma assolutamente intensa e vissuta, come traspare dallo scritto stesso, che riassume perfettamente il tema dell’accoglienza con il verso “Se riusciamo ad aprirci, conosceremo nuovi amici”. Frutto di puro afflato poetico il verso finale “Il respiro di un bambino occupa ogni giardino”.

La poesia

Rispettare gli altri
ci aiuta a migliorarci
parché facciamo parte di una comunità
della stessa umanità.

Se riusciamo ad aprirci
conosceremo nuovi amici.
Se rispettiamo questi amici
saremo tutti insieme felici.

Perché la diversità è una ricchezza
e dona ad ognuno prelibatezza.
Il respiro di un bambino
occupa ogni giardino.

 

3^ classificata

Er lungo percorso della V C” di Letizia Angelelli, Sergio Rusu, Flavia De Marco, Michele Giannetto, Daniele Gasperini, Andrea Heisu.

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    • Le motivazioni della Giuria

Ottimo lavoro di gruppo in cui gli accenni dialettali e la musicalità delle quattro quartine fanno da sfondo al racconto di un anno di studi oramai concluso, dal momento d’inizio, con i “visi spauriti, voci tremanti” fino al “nun ce dimenticheremo dei nostri amici”. Sintetizza poeticamente il percorso di una piccola comunità scolastica e i relativi percorsi di crescita interculturale.

La poesia

Era settembre, un giorno incantato,
er nostro viaggio era cominciato.
Visi spauriti , voci tremanti
ecco che arrivano le nostre insegnanti.

Parte l’appello, nòvi cognomi
tanti bambini di molte nazioni.
Occhi a mandorla, capello nero,
accento strano, ma viso sincero.

Storie antiche de viaggi infiniti,
terre lasciate per novi lidi;
ma che c’ importa se la pelle è scura
i novi amici nun ce fanno paura.

Finimo er percorso allegri e felici,
ma nun ce dimenticheremo dei nostri amici.
Ora sentimo la nostargia
e continuamo per la nostra via.

 

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Pubblicato il 18 giugno 2015 su Senza categoria. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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